L’euro digitale: quali le mosse delle banche europee?

Negli ultimi tempi, contrariamente a ciò che avveniva negli scorsi anni, si è assistito a una inversione di rotta da parte di paesi ma anche di banche internazionali che stanno valutando di emettere valute digitali avente corso legale, attraverso la cosiddetta “Central bank digital currency” (Cbdc). Perché?

Con una capitalizzazione di circa 2.700 miliardi di dollari, le “criptovalute”, e l’architettura informatica su cui si basano (blockchain), paiono affermarsi ormai come un fenomeno assodato e non più una “terra oscura” .Il fenomeno muove dal presupposto secondo cui la veridicità e la genuinità di dati scambiati in via confidenziale tra i vari utenti di una rete interconnessa di computer può essere garantita dalla rete stessa senza ricorrere a entità istituzionali tradizionali. Il processo di verifica dei dati è affidato a complessi ed energivori calcoli matematici eseguiti, dietro ricompensa, dalla stessa rete (attraverso nodi e miner) la quale, in caso di esito positivo, li imprime permanentemente in un “registro” sempre accessibile da chiunque (Distributed ledger technology o Dlt). Prescindendo dalle difficoltà di inquadramento giuridico/economico del nuovo conio digitale, due dei profili più delicati sono il massiccio consumo energetico e l’anonimato dei soggetti che vi prendono parte .Il fenomeno sarebbe poi da tenere in considerazione soprattutto per la potenziale fragilità rispetto ai cyber rischi e, secondo la comunità bancaria internazionale, anche perché in assenza di adeguata regolamentazione favorirebbe il riciclaggio, l’autoriciclaggio e il finanziamento al terrorismo. Questa, però, la posizione prevalente sino a qualche anno fa.

Recentemente si è assistito a una inversione di rotta da parte di paesi e organismi bancari internazionali che hanno mostrato interesse a riconsiderarne l’utilità. Il Commonwealth delle Bahamas è stato tra i primi paesi al mondo ad aver lanciato ufficialmente la propria valuta digitale. La Fed, plausibilmente per le accennate ragioni legate alla vulnerabilità del sistema in termini di cybersecurity, pare aver assunto un atteggiamento attendista. La Banca centrale cinese (Pbc) ha invece annunciato, da un lato, che tutte le transazioni effettuate con criptovalute nel paese saranno considerate “illegali” e, dall’altro, avviato un programma di emissione dello yuan digitale entro il 2022. Vi sono poi 14 paesi, tra cui alcune maggiori economie, come la Svezia e la Corea del Sud, con programmi in fase pilota in vista del lancio completo della propria Cbdc nei relativi mercati nazionali.


Oltre alla Pbc, la Bce è l’unica tra le maggiori banche centrali che si è finalmente unita concretamente alla corsa per l’emissione di una Cbdc. Il 14 luglio scorso, il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di avviare una fase di analisi del progetto per l’emissione dell’euro digitale, della durata 24 mesi. Secondo quanto dichiarato da Fabio Panetta, membro del Comitato esecutivo della Bce, sarà necessario un confronto con il Parlamento europeo e gli altri organi decisionali europei, in quanto l’euro digitale dovrà poter rispondere alle esigenze dei cittadini europei, contribuendo a prevenire attività illecite e scongiurare effetti indesiderati sulla stabilità finanziaria e sulla politica monetaria dell’Eurosistema.

Per quanto riguarda le varie analisi effettuate, il tema della privacy, l’architettura dell’euro digitale, elementi positivi e criticità, si rimanda all’articolo competo al sito WeWEALTH.

Naturalmente, la massima cautela resta d’obbligo.

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